Autore: Loredana Pietri

Il regime e gli impiegati a cura di Mariuccia Salvati

Chi erano, da dove venivano, come la pensavano gli impiegati durante il ventennio fascista? All’inizio degli anni Venti, la burocrazia statale è fatta in gran parte di meridionali, fedeli servitori dello Stato ma gelosi della loro autonomia dal potere legislativo. Per garantire consenso e basi di massa al nuovo regime il partito fascista occupa la pubblica amministrazione con un personale più duttile e affidabile, di origine centro-settentrionale, la cui carriera è scandita da benemerenze politiche. Nasce la burocrazia dell’Italia contemporanea con quel nesso forte tra amministrazione e politiche che la contraddistingue rispetto alle altre burocrazie europee.

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Storia degli operai metallurgici – Dalle origini all’avvento del fascismo” a cura di Vittorio Gianangeli

Fu così che, al termine della lunga crisi, fu eletto alla Segreteria della FIOM il giovane ex   operaio metallurgico d’origine emiliana Bruno Buozzi; un uomo che trasferitosi giovane a Milano da Ferrara, grazie a notevoli doti di volontà ed intelligenza, da semplice operaio metallurgico era riuscito a diventare insegnante tecnico-professionale presso un Istituto di Vigevano. Al momento in cui veniva chiamato alla Segreteria delle boccheggiante Federazione, Buozzi aveva soltanto 28 anni e, evidentemente, molto coraggio.

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