Contro i minima Morali di Pierluigi Pietricola
Apriamo questo spazio di discussione con un pezzo che prende di mira un classico, un grande classico noto ai più e che, si dice, tutti avranno letto o sfogliato: Minima moralia di Adorno.
Perché prendersela con un libro su cui in tanti si sono formati, specie nel campo della sociologia?
Prima di rispondere, un po’ di storia, anche personale.
Come tanti, chi scrive fu attratto da Adorno. Le sue tesi risultavano molto persuasive e incontestabili, perché esposte con un linguaggio articolato, complesso, che inseguiva le tortuosità dei pensieri piuttosto che fare luce sciogliendo i nodi più intricati e rendere chiare le idee.
Non solo in Minima moralia, ma anche nella Dialettica dell’illuminismo (scritto con Horkheimer) e in Prismi, l’atteggiamento intellettuale di Adorno mi convinceva: inamovibile, arcigno, supponente, autorevole per la gran cultura, vagamente snob di fronte alle manifestazioni del presente additate come sciocchezze di cui si può fare a meno se davvero si vuole sviluppare autonomia di pensiero e consapevolezza di sé.
Adorno appartenne a quella categoria che Umberto Eco chiamò apocalittici: coloro, cioè, che rifiutavano a priori ogni manifestazione di modernità, perché vista come opera di un demonio.
Leggendo, anzi: rileggendo, oggi con più distacco e maturità Minima moralia e il relativo sottotitolo (che in pochi ricordano): Meditazioni della vita offesa, l’impressione è di trovarsi di fronte a un inquisitore mascherato da sapiente che cerca di fare dono della propria saggezza.
Il libro intende, dal punto di vista operativo e quindi in termini di struttura generale del testo, recuperare la forma filosofica dell’aforisma restituendogli la giusta dignità letteraria. Che, detta in parole povere, consiste nell’appuntare giorno per giorno riflessioni su ciò che accade senza organizzarle in un sistema di pensiero. Una scrittura, dunque, che si presta ad aperture, revisioni continue, correzioni, ribaltamenti improvvisi di punti di vista. L’aforisma implica anche uno stile chiaro e immediato.
Chiunque legga il libro di Adorno (in originale o nella bellissima traduzione di Renato Solmi), si renderà conto che così non è.
Mi spiego meglio: sotto la maschera letteraria dell’aforisma, Adorno confeziona una serie di micro-trattati filosofici ben strutturati, meditati, tutt’altro che immediati; e, per di più, risultano anche di difficile lettura sotto il profilo dello stile: labirintico, pieno di subordinate, con divagazioni che fanno perdere di vista il tema affrontato.
Già questo aspetto non depone bene, per un lettore di oggi. Ma forse anche per quello contemporaneo al libro.
Quanto agli argomenti affrontati, sono davvero tanti. Inutile elencarne qualcuno a mo’ di esemplificazione, ma in linea generale basti dire che Adorno se la prende con la cultura e la società di massa a lui contemporanee. In sostanza, ecco la tesi dei Minima moralia: se la vita umana – nel quotidiano personale e collettivo – prende le forme e gli andamenti del modello capitalistico di produzione e ricavo di profitti (e cos’è questo se non la ripresa del concetto di sussunzione del reale nel capitale di Marx?), quali saranno gli spazi di libertà che gli uomini avranno e che potranno utilizzare? Adorno non ce lo dice. E questo non è un bene. Non basta rifiutare lo status quo. Ci vuole qualcosa di più.
Ovvio che Adorno è un grandissimo pensatore. E lo è stato, soprattutto, (ma è un parere personale), nell’elaborazione della sua Teoria estetica (uscita postuma per l’improvvisa morte dell’autore e, questa sì, aforistica). In Minima moralia sembra invece un predicatore moralista, vagamente trombone, incline solo a un pessimismo della ragione.
Ma la domanda che noi oggi, leggendo – o rileggendo – Minima moralia, dovremmo farci è questa: piuttosto che considerare offensiva la vita e i modelli della società e della cultura di massa, non converrebbe opporre un modello creativo e diverso? Detto in termini più espliciti: l’atteggiamento snob dell’Adorno di Minima moralia ci permette di individuare possibilità alternative o di crearne di nuove?
E voi cosa ne pensate?
Dateci la vostra opinione!
Pierluigi Pietricola

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