{"id":247,"date":"2014-03-14T14:23:52","date_gmt":"2014-03-14T13:23:52","guid":{"rendered":"https:\/\/bibliotecarturochiari.wordpress.com\/?p=209"},"modified":"2023-02-04T19:12:41","modified_gmt":"2023-02-04T18:12:41","slug":"209","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istitutostudisindacali.net\/bibliotecablog\/2014\/03\/14\/209\/","title":{"rendered":"Il mio racconto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align:justify\">Il mio racconto \u00e8 uno scritto, quasi un breve memoriale, nel quale mio padre ricorda i tristi giorni della prigionia durante la seconda guerra mondiale&#8230; dopo l&#8217;8 settembre 1943<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Il Maresciallo Pietro Badoglio annuncia l&#039;armistizio, 8 settembre 1943 dai microfoni dell&#039;EIAR\" width=\"1080\" height=\"810\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/N923b97B_rs?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\"><strong>IL MIO RACCONTO <\/strong><span class=\"Apple-converted-space\"><strong>\u00a0<\/strong> \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">8 SETTEMBRE 1943 \u2013 4 AGOSTO 1945<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Quel giorno, mi trovavo nel <strong>Fort La Malgue<\/strong> nella citt\u00e0 di <strong>Tolone<\/strong> \u2013 allora, sede del Comando della\u00a0Marina Militare Italiana in quel porto militare,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>dove provvedevo alla manutenzione delle apparecchiature radio rice-trasmittenti che collegavano il Comando Marina con le batterie costiere che erano ubicate all&#8217;ingresso di quella rada.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Quel giorno era l&#8217;<strong>8 settembre 1943<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Rapidamente, si diffuse il comunicato delle 18.30 trasmesso da <strong>Radio Algeri<\/strong> su richiesta degli anglo-americani, riguardante la firma dell\u2019armistizio tra l\u2019Italia e le forze anglo-americane.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Alle 19.47, venne trasmesso dall\u2019<strong>EIAR<\/strong> il messaggio del maresciallo <strong>Badoglio<\/strong>, che in modo sibillino ripeteva quello che gi\u00e0 sapevamo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">La notizia dell&#8217;armistizio ci prese con grande sorpresa, anche se, dopo la caduta del fascismo, pensavamo che le cose sarebbero cambiate, ma nessuno di noi immaginava in quale misura saremmo stati travolti dalla tragedia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In quei mesi dell\u2019estate del \u201943, cio\u00e8 dopo il 25 luglio, abituato ed educato durante il regime fascista a \u201c Credere, Obbedire e Combattere \u201c, leggendo gli articoli che pubblicavano i giornali italiani sulla vita degli uomini del regime fascista, rimasi molto impressionato; a tutto ci\u00f2 si aggiungeva quanto avevano<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>scritto i<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>giornali sui partiti e sugli uomini politici, prima e dopo il<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>regime di Mussolini.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Per me, erano tutte cose di cui, fino ad allora, non ne avevo sentito parlare. Barzellette tante,\u00a0<\/span><span class=\"s1\">ma niente di pi\u00f9. Di politica in casa, non se ne parlava.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">La lettura dell\u2019oscuro ed enigmatico messaggio del generale Badoglio, diede luogo da parte nostra, al pi\u00f9 profondo sconforto e alla convinzione che i nostri governanti, Sua Maest\u00e0 il Re in testa, ci avessero abbandonato alla nostra sorte. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Non ci voleva molto per capire che le cose andavano male, anzi, molto male per i nostri rapporti con l\u2019allora alleato tedesco.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Verso tarda sera, intorno alle ore 22.00, corse la notizia che alcuni carri armati tedeschi avevano bloccato la porta carraia del forte.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Con l&#8217;animo triste trascorremmo la notte.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">All&#8217;indomani ci furono contatti tra\u00a0il Comando\u00a0Marina\u00a0 Italiano ed i tedeschi; se ricordo bene, passarono pochi giorni, dopo di che, ci fecero radunare sullo spiazzo del forte e a metterci in fila per uno. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Chiesero a tutti\u00a0 di fare un passo avanti,\u00a0 qualora avessimo scelto di collaborare con loro; allora stimai che sul piazzale fossimo circa 2000 tra graduati e marinai.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Fecero un passo avanti in 4 o 5, il resto non si mosse.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">13 SETTEMBRE 1943<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Il 13 settembre ci ordinarono di metterci in fila per tre. Intuimmo che non ci portavano a fare una passeggiata; raccogliemmo le nostre poche cose nello zainetto e sotto scorta ci condussero a piedi fino alla stazione\u00a0ferroviaria di Tolone, dove fecero salire su\u00a0ogni carro merci sessanta di noi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Il convoglio ferroviario era li che ci aspettava.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ebbe cos\u00ec inizio un lungo viaggio, senza acqua per bere, cibo e nell&#8217;impossibilit\u00e0\u00a0di poter assolvere alle pi\u00f9 elementari necessit\u00e0 fisiologiche.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Cominci\u00f2 il pomeriggio del giorno 13 e a parte qualche fermata pi\u00f9 o meno lunga, dur\u00f2 quattro giorni e cinque notti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In ciascun vagone, al posto di otto cavalli, erano ammucchiate sessanta persone. Una cosa tremenda e ci\u00f2 durante giorni e giorni.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Durante una fermata del convoglio a <strong>Colmar<\/strong>, attraverso la grata del finestrino, mi accorsi che di fianco al nostro vagone c&#8217;era una locomotiva a vapore che aveva sulla fiancata il deposito pieno d&#8217;acqua. Presi allora il gamellino e rivolto al macchinista dissi:&#8221;monsieur, s&#8217;il vous plait, un peu de eau&#8221;.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Dapprima se lo pens\u00f2, poi guard\u00f2 in giro e infine mi diede l&#8217;acqua. Ed era appena trascorso un giorno della nostra odissea.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Durante il viaggio, morti di fame e di sete, vedevamo sotto di noi, attraverso il pavimento\u00a0sgangherato del vagone, i fiumi che scorrevano pieni d&#8217;acqua. Ahi! ingrata terra. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Fu cos\u00ec che maturai l&#8217;idea di scappare alla prima occasione. E, li per li, pensai di fuggire mentre attraversavamo una galleria.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ne parlai con <strong>Luciano De Vecchi<\/strong>, un mio ottimo amico e concittadino il quale non era convinto che sarei uscito bene dall&#8217;impresa, per\u00f2 io decisi di\u00a0farlo, anche se mi giocavo la vita.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Arriv\u00f2 la galleria e feci scorrere il portellone per lasciarmi andare sul terreno sottostante, ma, nel buio pesto,&#8230;del senno di poi son\u00a0piene le fosse, e rinunciai.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">(Nota) L\u2019 amicizia con Luciano De Vecchi era iniziata al Fort La Malgue dove l\u2019incontro fu casuale e dopo il nostro rientro in Italia prosegu\u00ec poi negli anni a seguire con rapporti molto cordiali tra le nostre famiglie.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Al presente non ho sue notizie.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">19 SETTEMBRE 1943<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Arrivammo cos\u00ec al giorno 19 in un luogo prossimo a quella, e lo seppi pi\u00f9 tardi, che era stata\u00a0<\/span><span class=\"s1\">la linea Maginot,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>ormai in disuso, e ci portarono al suo interno in alcuni stanzoni dove si vedeva che erano stati in precedenza utilizzati per\u00a0ospitare\u00a0poveri\u00a0\u00a0disgraziati come noi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Il mattino dopo, trovammo nel fossato\u00a0del forte due marmitte contenenti patate bollite con la pelle e abbondante terriccio ed acqua; poca cosa per gente affamata.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Purtroppo, quello fu l\u2019inizio di un brutto periodo, per noi fu il peggiore castigo che <strong>Hitler<\/strong> potesse imporci,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>negandoci la condizione di prigionieri di guerra, stabilendo invece quello\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">di internati militari, quindi senza nessuna assistenza da parte della <strong>Croce Rossa Internazionale<\/strong>, cio\u00e8 alla stessa stregua dei soldati russi prigionieri dei tedeschi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Nel diritto internazionale, &#8220;internato militare&#8221;, ricorre solamente per coloro che in quel particolare momento si trovino sul territorio di uno stato neutrale, ma ad Hitler faceva comodo\u00a0<\/span><span class=\"s1\">cos\u00ec. E cos\u00ec fu.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In questo modo, in pochi giorni, vennero smilitarizzati e deportati circa 600 mila soldati italiani in Germania, dove furono destinati al lavoro coatto nelle industrie belliche tedesche. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Quindi furono deportati ed io sono stato uno di loro.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">D\u2019altra parte, come si poteva essere considerati dai tedeschi prigionieri di guerra, se fino al giorno prima facevamo parte dell\u2019asse Roma &#8211; Berlino ? <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Nei giorni seguenti, dopo una lunga marcia, ci portarono nella vicina citt\u00e0 di <strong>Strasburgo<\/strong>, dove ci fecero proseguire i lavori di scavo di<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>trincee nelle vie della citt\u00e0, lavori che erano stati iniziati da altri prima di noi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In quelle ore con nostra grande sorpresa, da molte finestre vennero lanciati, verso di noi, involti contenenti cibo. Fortunatamente i nostri guardiani lasciarono fare.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\"> E ci\u00f2, successe anche nei giorni seguenti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Colgo ora l\u2019occasione, chiedendo scusa per il notevole ritardo, per ringraziare la civilissima citt\u00e0\u00a0<\/span><span class=\"s1\">di Strasburgo per la dimostrazione di affetto e considerazione<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>verso di noi. Grazie ancora.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Un\u00a0mattino, su un ponte che univa le due sponde del fossato del blocco che faceva parte di quella che era stata la linea Maginot, si present\u00f2 in divisa un ufficiale della milizia di Mussolini il quale ci chiese di rientrare in Italia per combattere il nemico comune assieme ai tedeschi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Non seppi come termin\u00f2. Io non ader\u00ec.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">FINE SETTEMBRE 1943<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Verso la fine di settembre del 1943, con una lunga marcia, ci condussero a <strong>Emmendingen<\/strong> nel <strong>Baden-Wurttemberg<\/strong> dove ci sistemarono al primo piano, in una vecchia <strong>gasthaus<\/strong> (locanda) di legno alla periferia del centro abitato, in due stanzoni, uno con un grande tavolo ed uno pi\u00f9 piccolo, dotati di sedie e l\u2019altro con strutture di legno a due piani e sacchi ripieni di paglia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Nello stanzone con i tavoli, c\u2019erano gli armadietti dove noi sistemammo le nostre poche cose.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Eravamo giunti a quello che fu per circa un anno il nostro lager.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Il responsabile di questo piccolo campo di prigionieri era un giovane <strong>feldwebel<\/strong> (maresciallo) che era stato ferito sul fronte Russo, coaudivato da un soldato anziano, entrambi della <strong>Wehrmacht<\/strong> (esercito) e da un civile anziano <strong>wachman<\/strong> (guardiano).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Con il dormitorio, chiamiamolo cos\u00ec,\u00a0 c&#8217;era un locale, dove noi per molto tempo, abbiamo fatto i nostri propri bisogni e abbiamo pulito i nostri corpi e i nostri indumenti in condizioni molto<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>precarie.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Si noti bene che, a parte pochi rubinetti per l\u2019 acqua, non si disponeva di una doccia. Non parliamo poi dell\u2019acqua calda. La latrina era costituito da un asse di legno dove furono praticati quattro fori che comunicavano direttamente con il deposito sottostante.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Oltre che per mangiare e dormire, gli stanzoni divennero e per molto tempo, la nostra base per\u00a0<\/span><span class=\"s1\">andare a lavorare in fabbrica dove si faceva di tutto per l\u2019 industria bellica, cannoni anticarro, caldaie di vario tipo e genere<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>e tante altre cose.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Dopo alcuni mesi, ci diedero un modulo per la posta da inviare ai nostri familiari con lettera di <\/span><span class=\"s1\">risposta \u2013 <strong>Kriegsgefangenenpost und<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Ruckantwortbrief<\/strong> \u2013 e cos\u00ec seppi che come prigioniero di<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">guerra mi era stato assegnato il numero <strong>72944 del M.-Stammlager V C<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Le condizioni di internati militari italiani, vennero confermate poi, il giorno che, con la vernice bianca, ci stampigliarono sul retro dei nostri indumenti militari i caratteri IMI.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Oggi, diremmo che IMI sta per l\u2019acronimo di <strong>Italienischen Militar Internierten<\/strong>. <\/span><span class=\"s1\">Iniziammo cos\u00ec, alla fine di settembre del 1943, ad andare al lavoro in fabbrica in fila per tre scortati in testa dal soldato anziano e in coda dal wachman, cosa che si ripeteva ogni volta che si andava alla fabbrica e viceversa, cio\u00e8 quattro volte al giorno. Per nostra fortuna, la fabbrica si trovava non molto lontano.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">A turno, ogni giorno, a mezzogiorno portavamo due marmitte, una contenente la verdura liofilizzata e nell\u2019altra le patate con la buccia e il terriccio, il tutto previamente bollito, che venivano poi distribuite a tavola secondo un ordine preciso, iniziava l\u00e0 dove il giorno precedente erano finite.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">La fame era tanta che mangiavamo le patate con tutta la buccia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Le verdure e le patate venivano distribuite senza l\u2019aggiunta di sostanze che avrebbero potuto migliorare il valore nutritivo di quel misero pasto. Non avevamo il sale e non c\u2019era nemmeno la brocca per l\u2019acqua, i bicchieri, il coltello. Del cucchiaio non c\u2019era bisogno perch\u00e9 nel men\u00f9, non erano previsti cibi il loro uso. Per la verdura liofilizzata avevamo le forchette.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Durante la pausa per il pranzo ben poche cose potevamo fare e la fantasia ci mancava.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Potevamo dire, che eravamo abbastanza mal ridotti. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">A fine settimana veniva dato un pacchetto di margarina di cento grammi e un pane di piccole dimensioni di un chilo di peso e di difficile digestione. Credo che fosse confezionato con diverse cose, meno la farina di grano.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In quei tristi giorni, mi ricordai di compiere 21 anni.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">PRIMI MESI INVERNO 1944<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Nei<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>primi mesi dell\u2019inverno del 1944, nella fabbrica dove lavoravamo, arrivarono dall\u2019Italia varie macchine utensili: frese, trapani di vario tipo, torni orizzontali e verticali, macchinari che vennero presi nelle officine meccaniche del nord Italia e destinate alla produzione bellica tedesca. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In fabbrica c\u2019erano lavoratori di varie nazionalit\u00e0, donne russe, alcuni ex prigionieri di guerra francesi, noi militari italiani internati, comunque prigionieri, e pochi tedeschi per la maggior parte anziani o fisicamente inabili a prestare servizio militare<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Nelle ultime settimane della nostra presenza in fabbrica, inverno del \u201945, ci raggiunsero alcuni deportati, credo ebrei tedeschi, con gli indumenti a<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>strisce giallo-blu<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>e la <strong>stella di Davide<\/strong> sulla parte anteriore della giacca.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\"> Sguardo rivolto verso il<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>basso e sempre zitti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">FINE INVERNO 1944<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Verso la fine dell\u2019inverno del 1944, al mattino nei giorni di domenica ci fecero fare nei campi l\u2019operazione di kartoffel-spritzen, cio\u00e8 spruzzavamo antiparassitari sulle piante di patate.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">A volte ci andava bene, perch\u00e9 trovavamo le carote e con una pulitina superficiale le mangiavamo con avidit\u00e0, cercando sempre di farlo di nascosto perch\u00e9<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>ci era stato proibito di raccoglierle.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In quel periodo, gli unici pacchi che io ho ricevuto, e non sempre integri, furono quelli che con\u00a0<\/span><span class=\"s1\">grande sacrificio, mi mandarono i miei genitori.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ricordo con ammirazione e simpatia quei ragazzi che evasero, sempre in coppia, e che di loro non ho saputo pi\u00f9 nulla. Mal nutriti, senza mezzi e malvestiti, in un paese ostile; avevano poche possibilit\u00e0 di raggiungere la libert\u00e0 anche se ci trovavamo vicini alla Svizzera.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Un giorno, durante la nostra permanenza nel lager che ci ospitava, dopo, chiamiamolo pasto, mi pass\u00f2 per la mente di scrivere su di un pezzo di cartone con caratteri gotici, e senza dirlo a nessuno dei miei compagni di prigionia, &#8220;<strong>das fur uns ist eine schweinerei<\/strong>&#8221; (questo per noi \u00e8 una porcheria) che poi misi all&#8217;interno della marmitta con il coperchio.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Le marmitte vennero da noi riportate in fabbrica.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Alla sera, al ritorno dalla fabbrica, il sergente ci radun\u00f2 nel cortile del lager e disse che se l&#8217;autore dello scritto sul cartone non si fosse presentato, saremmo rimasti l\u00ec in piedi tutta la notte. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">A quel punto decisi di uscire dalle file e dichiararmi di essere l&#8217;autore dello scritto.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Il feldwebel mand\u00f2 tutti nei cameroni, tranne me. Il sergente sapeva che l&#8217;unico di noi prigionieri che conoscesse qualcosa della lingua e grammatica tedesca ero io, dato che in varie occasioni avevamo parlato di vari argomenti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Mi chiese se ero cosciente di quello che avevo fatto. Risposi che erano molti mesi che mangiavamo le stesse cose tutti i giorni e che molti di noi soffrivano sopratutto per carenza di vitamine &#8211; io, ad esempio, ero stato ricoverato in un ospedale per prigionieri di guerra a Strasburgo perch\u00e9 sulle natiche e sulle cosce\u00a0avevo avuto una foruncolosi per un deficit del sistema immunitario.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Aggiunsi, che altri miei compagni avevano sofferto la stessa affezione ed erano stati ricoverati all\u2019ospedale.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Mi disse di fare attenzione a quello che facevo e tutto fin\u00ec li.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">PASQUA 1944<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Del tempo trascorso nel lager, ricordo il giorno di Pasqua del 1944, quando al mattino si present\u00f2 un cappellano militare francese, anche lui prigioniero, per officiare la S. Messa. Disse poche parole e chiese a<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>chi di noi voleva fare la Comunione, dopo di che, disse la S. Messa<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>e\u00a0se ne and\u00f2. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Mi sovvenne allora, il sermone di alto profilo patriottico che il cappellano militare italiano fece<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>a noi, durante la S. Messa di Pasqua, sempre a Tolone nel 1943, e il comportamento del cappellano militare francese ben diverso, cosa che mi fece pensare per non poco tempo su quanto era accaduto in due momenti particolari della nostra vita e sulle qualit\u00e0 necessarie per poter adempiere ad un determinato compito come esseri umani in una societ\u00e0 che pratica la stessa fede. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\"><strong>FINE SETTEMBRE 1944<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">E cos\u00ec proseguimmo fino a settembre dell\u2019anno 1944, quando a seguito di un accordo tra Hitler e Mussolini, noi italiani con targa IMI, ossia militari italiani internati, diventammo lavoratori stranieri, coatti al lavoro come tanti altri di varie nazioni che vennero travolti dall\u2019apocalisse della seconda guerra mondiale.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Vicino al lager dove ci avevano sistemato, c\u2019era un vecchio che ogni volta che noi passavamo per andare in fabbrica o per tornare al lager, usciva dal suo negozio di cappellaio e gridava \u201cBadog-lio <strong>verrater<\/strong>, italiener verrater\u201d (Badoglio traditore, italiani traditori).<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In realt\u00e0, quel signore tedesco non aveva tutti i torti per ingiuriarci in quel modo. <\/span><span class=\"s1\">Neanche noi, in quelle ore, sapevamo a quale immane disastro andavamo incontro a causa di scelte politiche\u00a0<\/span><span class=\"s1\">sbagliate da parte di chi aveva governato le sorti del nostro paese fino ad allora. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Con il precipitare degli eventi, coloro che a modo loro governavano frettolosamente l\u2019Italia del dopo 25 luglio, commisero<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>tanti errori che diedero luogo ad ulteriori ingenti perdite di vite umane, di beni e di prestigio per la nazione intera.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Basti pensare ai vari fronti dove si trovavano le forze armate italiane. Semplicemente abbandonati.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Per l\u2019Italia fu una tragedia di smisurate proporzioni e a livello di governo della nazione una vergogna per tutti noi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">L\u2019ultimo giorno che facemmo quel percorso, quello, il cappellaio come al solito usc\u00ec dal negozio e un veneto di nome <strong>Gino Boato<\/strong> del nostro gruppo, gli calzo il cappello fino alle orecchie e gli diede due ceffoni, il tutto accompagnato da una espressione dialettale veneta. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Con il passaggio dalle condizioni di prigionieri di guerra a quella di lavoratori stranieri, caus\u00f2<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>la fine del lager e della vigilanza militare e il trasferimento da parte nostra in uno stanzone dove erano state preparate le solite strutture in legno con i sacchi ripieni di paglia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">L\u2019indirizzo di questa nuova destinazione era: <strong>Bismarkstrasse, 7 Emmendingen im Baden-Wurttemberg Deutschland<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In quei mesi, iniziarono in quella zona gli attacchi aerei, quasi tutti i giorni, alle strade, ai<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>convogli ferroviari e ai centri abitati con mitragliamenti a bassa quota e bombardamenti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Da molto tempo avevamo bisogno di un cambio dei nostri unici indumenti militari che<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>erano stati usati per vestirci ogni giorno durante anni. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Lascio a voi immaginare, dopo il tempo trascorso, in quali condizioni si trovassero allora quegli indumenti militari, sporchi e consumati con una scritta bianca, IMI, sul retro.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Si pu\u00f2 dire che la nostra dignit\u00e0 aveva toccato il fondo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Fortunatamente, ricevetti un pacco da casa mia, contenente tra l\u2019altro biancheria di cui avevo assolutamente bisogno. E sostituimmo anche gli zoccoli di legno con le relative pezze da piedi. Che triste esperienza.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Dopo essere diventati lavoratori stranieri, siccome la fame continuava ad essere tanta, e sapendo che i contadini del luogo conservavano le patate interrate in appositi giacigli di paglia, decidemmo di andare<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>alla ricerca di questi tuberi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Dove vedevamo un mucchio di terra, andavamo sicuri che l\u00ec avremmo trovato le patate.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Questo prelievo lo facevamo di notte e siccome<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>la quantit\u00e0 era modesta, credo che nessuno se ne accorgesse.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Dopo qualche mese, ci fecero andare in un altro alloggio, uno stanzone grande che noi chiamammo camerone; anche li trovammo le solite strutture di legno a due piani con i materassi ripieni di paglia, dove rimanemmo fino alla partenza per l&#8217;Italia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">INVERNO 1944\/1945<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In quei giorni, i <strong>fluge-alarm<\/strong> (allarme aereo) si susseguivano uno dopo l\u2019altro in modo che noi\u00a0<\/span><span class=\"s1\">stavamo sempre in giro, praticamente non si lavorava pi\u00f9.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Fu cos\u00ec che noi avemmo, nella sorte avversa di prigionieri, la fortuna di procurarci molta carne di cavallo e ci\u00f2 perch\u00e9 le truppe tedesche, non disponendo di combustibile a sufficienza, facevano trainare da coppie di cavalli i mezzi militari creando cosi convogli lunghi e lenti. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Gli aerei alleati ebbero cos\u00ec maggiori possibilit\u00e0 di bloccare le strade, colpendo, tra l\u2019altro, quei poveri animali le cui carcasse rimanevano l\u00ec fino allo sgombero della strada.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Mi pass\u00f2 allora per la testa, che fare con tanta grazia di Dio? Noi ci trovavamo a poca distanza\u00a0<\/span><span class=\"s1\">da quel luogo e avevamo tanta fame. E li c\u2019era tanta carne di cavallo. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In piena notte, decisi di fare con un profilato d\u2019acciaio, nella forgia della fabbrica, una specie di scimitarra con la quale spezzando le costole del povero animale morto, potevamo prendere la parte migliore e cio\u00e8 il filetto. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Data la grande richiesta di carne di cavallo da parte di altre persone che facevano parte del gruppo, utilizzammo anche parti dell\u2019animale non di prima scelta. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Bisogna tener presente che la temperatura in quel periodo, durante il giorno e la notte era sotto lo zero o intorno lo zero. Quindi, la carne era, quasi sempre, congelata.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Gli approvvigionamenti di carne, li facevamo nei momenti in cui<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>non c\u2019erano movimenti di militari o bombardamenti e per ovvie ragioni quasi sempre durante la notte.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">E ci and\u00f2 bene.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Nessuno di noi pens\u00f2 allora di fare lo schizzinoso, di richiedere la presenza di un veterinario prima di procedere alla cottura di quella carne. Anche cruda sarebbe andata bene lo stesso.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Creammo, li per li, una specie di bistecchiera e al fuoco il grasso giallognolo della carne faceva <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>s\u00ec che fosse ottima.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Dopo un tempo che ci sembrava infinito, finalmente mangiavamo ottima carne di cavallo e a saziet\u00e0.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">I civili tedeschi, che lavoravano con noi nella<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>fabbrica, ci dicevano &#8220;das ist nicht prima&#8221; cio\u00e8 non \u00e8 buona, ma finirono per insaccarla, in attesa di tempi migliori.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Questa situazione, dur\u00f2 in quella zona, fino al 25 aprile 1945 e cio\u00e8 fino all\u2019arrivo delle truppe alleate. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Nel frattempo, con noi erano stati aggiunti nel camerone una ventina di giovani, quasi tutti\u00a0<\/span><span class=\"s1\">studenti, ragazzi e ragazze, cechi, che a seguito dell&#8217;annessione della Boemia da parte della Germania, come protettorato, erano stati portati in modo coatto ad Emmendingen perch\u00e9 non erano d&#8217;accordo su quanto era stato deciso nei loro confronti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ricordo che non avevano l\u2019obbligo di lavorare e come documento personale avevano il passaporto tedesco.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ottimi ragazzi, grandi compagnoni e molto generosi quando arrivavano i pacchi da casa con generi alimentari. Si pu\u00f2 dire, che in quel camerone c&#8217;era tanta fratellanza e<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>quasi tutti noi avevamo poco pi\u00f9 di venti anni e non vedevamo l\u2019ora di poter tornare a casa finalmente liberi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Ricordi e Frammenti di ricordi<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Un giorno, febbraio del 1945, andando per strada assieme ad un italiano che si trovava in Germania da parecchio tempo, Venero Scardilli di Catania,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>un signore sentendoci parlare in italiano, ci ferm\u00f2 e ci chiese in italiano se potevamo aiutarlo a portare la legna per il riscaldamento nella cantina di casa sua.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Alla fine del lavoro ci invit\u00f2 a casa sua per offrirci qualcosa da bere e da mangiare. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ci present\u00f2 sua moglie e la figlia, in una casa che ai miei occhi, dopo le tribolazioni subite, mi sembrava una reggia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ebbi cos\u00ec modo di conoscere un vero signore. Adolfo Camorani, romagnolo, non pi\u00f9 giovane; era il classico self made man.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">La signora era tedesca, persona dolce e simpaticissima. La figlia carina e un po\u2019 acerba, poteva avere dodici o tredici anni.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Possedeva la casa dove abitava alla <strong>Kirchstrasse<\/strong> numero 2 e aveva al piano terra un negozio di elettrodomestici e all&#8217;interno un laboratorio-officina dove riparava le apparecchiature<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>guaste.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ricorder\u00f2 sempre il primo giorno<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>che andai a lavorare con lui, quando mi assunse come <strong>hilf arbeiter<\/strong>, cio\u00e8 suo aiutante, mi disse che nel lavoro bisogna essere ordinati e precisi e ad ogni tipo di vite ci doveva essere il suo corrispondente giravite. Con queste parole mi comunic\u00f2 il suo modo di essere e di operare. Sante parole.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Avevo conosciuto un grande uomo, molto intelligente e capace di intrapr\u00e8ndere una attivit\u00e0 impegnativa, un vero sef made man.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In quel periodo, ebbi modo di osservare a Camorani quando partecipava, vestito da pompiere<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>come ausiliario, alle esercitazioni del servizio antincendio.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Come lui, c\u2019erano altri cittadini che partecipavano a queste pratiche curate con molta professionalit\u00e0 dai pompieri del luogo; questi ausiliari erano tutte persone anziane. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Durante questi mesi, nonostante i bombardamenti fossero frequenti in quella zona, data la prossimit\u00e0 del campo di battaglia, gli interventi dei pompieri del luogo non furono molti. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Nella mia nuova attivit\u00e0 con Camorani, ebbi, con piacere, modo di conoscere molte persone di varia condizione sociale e mi trovai a mio agio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ricordo che a causa delle restrizioni imposte dalla guerra e dalla scarsit\u00e0 dei ricambi, la moneta corrente non veniva usata e al suo posto si barattava; ad esempio un tubo elettronico, allora chiamata valvola radio, si scambiava per cinque uova ed era un mercato prospero, ed io partecipavo insieme a Camorani che in un certo modo forniva la materia prima.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Rammento che Emmendingen si trova in una zona agricola fertile, lungo un tratto del<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>corso del fiume Reno e alle falde dello <strong>Schwarzwald<\/strong>, la famosa Selva Nera, una regione bellissima con una selva che alterna a macchia, zone fitte di alberi con ampi spazi di un colore verde pastello. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ho pensato pi\u00f9 volte a quella bella e benestante cittadina, dove ho trascorso nel lager periodi molto tristi come prigioniero di guerra, ai pericoli corsi durante le incursioni aeree con mitragliamenti e bombardamenti, alla fame, al freddo, e a tutte le restrizioni che ci vennero imposte come prigionieri di guerra prima e come auslander (straniero) civile, poi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Allora, durante la nostra permanenza nel lager, per approvvigionarci di lamette per barba e una sorta di sapone per lavarci, il wachman provvedeva all\u2019acquisto utilizzando dei biglietti, una specie di moneta per prigionieri di guerra, che la fabbrica dove lavoravamo, ci riconosceva per le nostre prestazioni.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Sentivamo molto la mancanza di biancheria, di vestiario, di scarpe e di tante altre cose ancora.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Con profondo dolore, ricordai i tanti \u201c<strong>los<\/strong>\u201d e \u201c<strong>raus<\/strong>\u201d gridati dai soldati tedeschi in ogni occasione con voce alta e gutturale e il fucile puntato verso di noi per impaurirci e trasformarci in tanti cani bastonati e ci\u00f2 successe con frequenza, dall\u2019inizio della prigionia fino ad Emmendingen durante il percorso da Strasburgo. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Durante l\u2019anno in cui fummo presenti come prigionieri in Emmendingen, tanto nel lager come in fabbrica, i rapporti con i nostri guardiani furono apparentemente regolari perch\u00e9 eravamo consci di essere prigionieri di guerra e difficilmente potevamo prendere qualche iniziativa.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">\u201c C\u2019est la guerre \u201c, direbbero i francesi, ma vuole il caso che io, la guerra, la detesti profondamente. E\u2019 tutta follia dell\u2019uomo e dei suoi sporchi interessi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Con il passaggio alla condizione di<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>lavoratori stranieri, la nostra vita miglior\u00f2 per diversi aspetti, non ultimo la libert\u00e0 di movimento entro un raggio di pochi chilometri.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ci\u00f2 che vorrei sapere, con l\u2019aiuto dei miei compagni di prigionia, se tra noi e la <strong>WEHRLE WERK<\/strong> ci fosse un documento scritto, dove figurasse il nostro rapporto di lavoro e il trattamento economico.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Assieme ad altri documenti di quel periodo, conservo la <strong>Kontrollkarte fur den auslandsbriefverkehr<\/strong> o meglio come precisato pi\u00f9 oltre <strong>lagerkarte<\/strong>, rilasciata dalla <strong>Wehrle Werk A.G.<\/strong>, la fabbrica dove lavoravamo e ci venne data nel settembre del 1944.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Non ricordo a cosa servisse, probabilmente era stata data per la distribuzione di generi alimentari. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ricordo le ore liete, trascorse lungo le rive di un corso d\u2019acqua vicino ad Emmendingen insieme a della bella giovent\u00f9 dove andavamo a fare il bagno.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ovviamente non mancavano le ragazze tedesche, e insieme si stava bene. Una di esse, una bellissima bionda, simpaticissima, era figlia di un \u201cHauptmann\u201d (capitano) delle SS. Triste fama.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Secondo una nostra vecchia locuzione, \u201cle colpe dei padri le scontano i figli\u201d. Vorrei sapere perch\u00e9 i figli dovrebbero espiare le colpe dei padri.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Non ho ancora trovato una valida spiegazione, quindi \u00e8 solo un modo di dire. Mi auguro che quella ragazza non abbia sofferto per le eventuali colpe del genitore a causa della sua appartenenza<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>alle SS. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In quella occasione, io le riparai il suo radio ricevitore che aveva una valvola guasta<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>e gliela sostitu\u00ec senza alcun baratto come facevo in altre occasioni.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Semplicemente, quella ragazza mi piaceva e tanto. Allora, mi disse che sua madre era morta da parecchi anni e che non aveva da tempo notizie del padre e non sapeva dove fosse. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Fino ad allora, usavo il camerone solamente per dormire e durante il giorno, stavo con Camorani o insieme ad amici tedeschi del luogo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ricordo con simpatia, l\u2019interesse che queste persone avevano per farmi conoscere i<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>familiari, portandomi a casa loro discorrendo<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>sui tanti problemi che c\u2019erano in quei giorni.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">FINE INVERNO 1945<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Verso la fine dell\u2019 inverno del 1945 con il precipitare degli eventi bellici, venivano<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>chiamati alle armi uomini anziani e ragazzi minorenni.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In queste occasioni, i familiari dei miei amici, mi invitavano a partecipare in modo discreto a queste tristi riunioni di famiglia, quando uno di loro veniva spedito su uno dei fronti di guerra dove tutto l\u2019esercito germanico era in ritirata o allo sfascio.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Si pu\u00f2 immaginare quale futuro era riservato a quella povera gente.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In quel periodo, circolavano in ogni dove della Germania, i cos\u00ec detti lupi mannari, (la dizione tedesca esatta non me la ricordo, ma aveva a che fare con il wolf), cio\u00e8 soldati della SS vestiti in borghese che andavano alla ricerca dei renitenti alla chiamata alle armi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">La gente era visibilmente preoccupata e impaurita.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">In prossimit\u00e0 del centro abitato, dove noi avevamo il camerone, c\u2019era una piscina,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>costruita a regola d\u2019arte per le gare di nuoto e l\u2019ingresso era libero e gli impianti erano tutti in funzione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Dopo tanto tempo di astinenza, ne approfittammo divertendoci come non mai, e ci\u00f2 dur\u00f2 per parecchio tempo. Sembrava che la facessero funzionare per noi.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">D\u2019altra parte, oltre a noi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>maschietti, c\u2019erano anche parecchie ragazze con le loro necessit\u00e0.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Credo che, per evitare problemi dovuti alla mancanza nel nostro camerone di servizi sufficienti, fruivamo di un impianto destinato normalmente alla attivit\u00e0 natatoria.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Con l\u2019arrivo previsto delle truppe alleate, Camorani mi chiese se ero disponibile a trascorrere insieme a loro la notte seguente in una villetta che lui possedeva fuori di Emmendingen, al che io acconsentii.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">E non poteva essere diversamente, per me era il mio benefattore. A lui, dovevo tanta gratitudine.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\"><strong>25 APRILE 1945<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In quelle ore, tutto era relativamente calmo e la notte trascorse senza novit\u00e0. Al mattino del giorno seguente, cio\u00e8 il giorno 25 aprile del 1945, arrivarono le forze alleate, francesi e americane.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ricordo molto bene che il fronte di battaglia pass\u00f2 senza che noi ci rendessimo conto e i soldati tedeschi non opposero alcuna resistenza. Semplicemente si ritirarono.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Quel mattino, assistetti ad uno spettacolo che non avevo mai visto prima. A bassa quota, ed in ordine sparso, arrancavano diversi bombardieri, le cosiddette fortezze volanti, che si trovavano<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">in difficolt\u00e0 perch\u00e9 erano stati colpiti alcuni dei loro motori durante la loro missione sulla Germania. <\/span><span class=\"s1\">Infatti, erano lenti e perdevano sempre pi\u00f9 quota e credo che non andarono molto lontano.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ebbe allora<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>inizio, da parte di noi italiani, una forte protesta nei confronti del comando militare francese, perch\u00e9 non ci riconoscevano il nostro stato di ex prigionieri di guerra, ne quello di deportati.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Alla fine, tutto si risolse nel modo corretto ed avemmo anche noi lo stesso trattamento degli ex prigionieri di guerra di altre nazionalit\u00e0 e ci\u00f2 comportava sotto ogni aspetto poter fruire di molte cose e in particolare di ottimi alimenti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Ritengo doveroso ricordare con simpatia, <strong>Herr Dietrich<\/strong>, uomo anziano, caratterizzato da un gozzo abbastanza vistoso, uomo retto e buono con tutti. Era una brava persona ed era stato il nostro capo officina elettricisti dove provvedevamo alla manutenzione degli impianti elettrici. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Assieme a lui, tutta la famiglia pianse la morte del figlio sul fronte Russo.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Durante la nostra permanenza in fabbrica, fungeva da direttore dei lavori e del personale che ivi lavorava, un uomo arrogante, spregevole e repulsivo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Con l\u2019arrivo delle forze alleate scomparve. Spero che la giustizia abbia dato a lui ci\u00f2 che si meritava.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">La fabbrica, dove noi abbiamo lavorato, era la WEHRLE WERK A.G.. Esiste tuttora e fabbrica sempre, un p\u00f2 di tutto. La conferma, l\u2019ho avuta da Internet.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Con Camorani uscivo in moto sul sedile posteriore e a volte portando parti di ricambio per radio ricevitori od altro materiale elettrico.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">In una occasione, l\u2019acquirente un anziano di vecchie tradizioni, che abitava su di un cucuzzolo dello Schwarzwald, per suggellare l\u2019acquisto ci offr\u00ec una grappa bevendo per primo un po\u2019<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>da\u00a0<\/span><span class=\"s1\">ciascuno dei nostri bicchieri.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Chiesi al mio compagno di viaggio cosa significasse quel rito e mi spieg\u00f2 che voleva dimostrare la sua soddisfazione per la compera fatta e che la grappa non ci avrebbe fatto male perch\u00e9 era genuina.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Nel mese di maggio del 1945, in modo spontaneo, si form\u00f2 un gruppo di sfaccendati costituito da De Vecchi, Tournour, da chi scrive e da un ragazzo, di cui non ricordo il nome, figlio di un italiano residente in Francia e facente parte della Arm\u00e8e Francaise che allora amministrava una parte della Germania meridionale. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Un bel giorno, decidemmo di andare a pescare il pesce fresco in un torrente li vicino, con l\u2019intenzione di cambiare il nostro men\u00f9; per\u00f2 non avevamo gli attrezzi per pescare.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">In quella occasione optammo per le bombe a mano fornite dalla Arm\u00e8e.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Con rammarico, ricordo che chi cucin\u00f2 il pesce non conosceva l\u2019arte del buon cucinare e tutto fin\u00ec con nostro vivo disappunto.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">FINE LUGLIO 1945<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Alla fine di luglio ci comunicarono che dovevamo partire per Freiburg im Breisgau per poi proseguire per l\u2019Italia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Alla mia partenza per l\u2019 Italia, prima di salutarci,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Camorani<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>mi preg\u00f2 di chiedere notizie della sua famiglia al sindaco di un paesino della Romagna dove risiedevano i suoi parenti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Cosa che io feci appena arrivai a Trieste.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">In quella occasione, mi congedai da lui e dalla sua famiglia e ringraziai per tutto ci\u00f2 che avevano fatto per me in quel periodo cos\u00ec tribolato della mia esistenza.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Al mio rientro a Trieste, scrissi al sindaco del paese che mi aveva indicato Camorani, ma purtroppo l\u2019esito fu negativo e glielo comunicai immediatamente.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Conservo ancora alcuni nomi di compagni di prigionia e non, che al momento di congedarci nel lontano mese di luglio del 1945. mi diedero oltre il nome anche l\u2019indirizzo che allora trascrissi in fretta con una matita sulle pagine bianche del mio vorlaufiger fremdenpass (permesso provvisorio per stranieri)<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>che conservo con i miei documenti di allora.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">C\u2019erano ancora molti altri, per\u00f2 nella fretta del commiato non mi \u00e8 stato possibile farlo.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Mi auguro che siano ancora tutti vivi e in salute, cos\u00ec almeno lo spero. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Tournour Viron Adolfo Montalto Torinese Torino\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Castagnini Emanuele Sori per Casano Genova<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Intuante Adolfo Palma Monte Chiaro<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Benassi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Carlo Via Guasti Cecilia 19 Parma<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Rongra Giovanni Corso Isonzo 49 Ferrara<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Siri Franca Piazza Emanuele Filiberto 2 Asti<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Guelfi Agostino Via Giuseppe Sirtori 13 Milano<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Boato Gino Via Varotara 20 Mirano Venezia<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Scalpellini Piero Via Machignano 2 Bagnano Alpi Apuane<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Veltroni Giuliano Via Borgognisanti 108 Firenze<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Fabiani Armando Via Borgognisanti, 41 Firenze<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Biagini Vasco Via Giovanni d\u2019Amico 50 Genova<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Brambilla Giuseppe Via Ludovico il Moro 185 Milano<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Bianoli Danilo Via Rosmini 5 Milano<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Bellone Paolo Via S. Sebastiano 2 Limone Cuneo<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Scardilli Venero Via Stazzone 113 Catania<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">FINE LUGLIO 1945 &#8211; PARTENZA PER L\u2019 ITALIA<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">A <strong>Friburgo<\/strong>, dopo alcuni giorni, partimmo con automezzi militari americani alla volta di <strong>Bregenz\u00a0<\/strong><\/span><span class=\"s1\">e da li, in un convoglio ferroviario, attraversammo la Svizzera fino a Ponte Chiasso.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Quando arrivammo alla stazione centrale di Milano, trovammo sulle pensiline, in attesa dei loro cari, molte persone che ci chiedevano da dove venivamo ed i<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>particolari della nostra prigionia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Purtroppo, non era cosa facile da raccontare la nostra vita da prigionieri e molti di loro rimanevano perplessi circa la veridicit\u00e0 di quanto stavamo dicendo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Fu cos\u00ec, che io non risposi pi\u00f9 alle domande che mi venivano rivolte.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Da Milano ci portarono a Brescia dove, ci dissero, che saremmo stati avviati verso le nostre zone di residenza. Visto che nessuno del centro di smistamento si faceva vivo, molti di noi decisero di proseguire per conto proprio e cos\u00ec feci io; ricordo che non avevo una lira in tasca.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Per arrivare a Mestre viaggiai con vari mezzi. A<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Mestre trovai solo rovine, era stato distrutto tutto, della citt\u00e0 di Mestre non rimaneva nulla.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\"> Pensai allora, quando nel marzo del 1943 aspettai per alcune ore alla Stazione di Mestre il treno che doveva portarmi in licenza a Trieste, tutto era calmo e tranquillo ed i bombardamenti erano ancora lontani.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Da lontano, giungeva a noi, un motivo caratteristico suonato da una orchestrina inglese che nel silenzio della notte ci riportava alla dura realt\u00e0. Intorno a noi, c\u2019erano solo macerie e desolazione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Dopo varie ore di attesa, riusc\u00ec per fortuna a sistemarmi su di una autocisterna di benzina <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>fino ad Udine.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Allora, lungo le strade che avevo percorso, quasi tutti i ponti erano stati distrutti dai bombardamenti e quindi si transitava su ponti che erano stati realizzati provvisoriamente con strutture metalliche militari e il traffico si svolgeva in senso alternato, dando luogo a lunghi\u00a0<\/span><span class=\"s1\">incolonnamenti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">A Udine presi un autobus di linea che mi port\u00f2 a Gorizia.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Nella stazione ferroviaria incontrai, per puro caso, un signore di nome Leonardi Gaetano che\u00a0<\/span><span class=\"s1\">faceva di mestiere il ferroviere e abitava a Trieste sullo stesso pianerottolo di casa mia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Grandi feste e assicurazioni che i miei stavano bene.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">RITORNO A CASA 4 AGOSTO 1945<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Nelle prime ore del pomeriggio, parti con il treno per Trieste. Al mio arrivo a Trieste, presi il tram ed arrivai a casa mia accolto dal mio amato nonno e dalla mia Stellina che sembrava impazzita per il mio ritorno.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Poco dopo, giunsero mamma e pap\u00e0 che erano andati alla stazione ferroviaria nella speranza di poterci incontrare e riabbracciare dopo tanto tempo. A<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>lungo ci furono abbracci e baci.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">In quel momento, mio fratello non era in casa e quindi ci abbracciammo con grande commozione al suo rientro.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Durante la cena, ciascuno di noi aveva tante cose da dire e commentare e i ricordi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>si accavallavano. Finalmente, dopo tante tribolazioni, eravamo un&#8217;altra volta insieme.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">A casa, arrivai verso il tardo pomeriggio del 4 agosto 1945.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">COMMIATO<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Questo \u00e8 \u201c il mio racconto \u201c. Tutto ci\u00f2 che ho scritto \u00e8 vero e corrisponde a fatti che rivivono nella mente e che io ho vissuto in prima persona.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Certamente, ho tralasciato qualcosa e me ne dispiace. <\/span><span class=\"s1\">Non dimentichiamo, che da allora, dal lontano settembre del 1943, sono passati 65 anni. Una vita. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">(Nota: ai giorni in cui mio padre scrisse le sue memorie di guerra)<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Questo mio racconto, l\u2019ho scritto quasi di getto, in tempi brevi, scrivendo sul portatile il cui word processor non \u00e8 dotato di certe funzioni che mi avrebbero permesso di scrivere alcuni vocaboli, appartenenti alla grammatica tedesca, in modo corretto con le dieresi corrispondenti.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Devo essere infinitamente grato a mio figlio Giorgio che \u00e8 stato il vero propulsore di questa iniziativa, a mia nuora Loredana Pietri che \u00e8 stata sempre entusiasta di quanto stavamo facendo e a tanti amici come Tenaglia Carlo, Pappalardo Elena, Riscioli Federico e tanti altri dei quali non mi ricordo il nome.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Grazie a tutti voi per avere avuto la pazienza di leggere \u201cil mio racconto\u201d. Spero di non avervi annoiato.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Per me \u00e8 stata una rimpatriata e confesso che non mi \u00e8 dispiaciuto farlo, anzi mi ritengo un privilegiato.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Il mio pensiero va verso tutti i miei compagni di prigionia, anche quelli di altri lager, e alle vicissitudini che<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>abbiamo vissuto insieme in<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>quei tragici giorni della nostra vita. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Di tutti quelli di cui ho trascritto pi\u00f9 sopra il loro nome, fino ad ora, sono riuscito ad avere contatti scritti e telefonici con Tournour Viron Adolfo. Abita in Via Crescentina, 50 CAP 13040 Saluggia Vicenza.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Spero di poter contattare altri miei compagni in futuro. Lo spero tanto.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Ci\u00f2 che capit\u00f2 a noi allora, a distanza di tanti anni, non \u00e8 servito ne di lezione, ne di monito\u00a0<\/span><span class=\"s1\">alle future generazioni e ci\u00f2 mi avvilisce molto.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Sono sempre stato restio a parlare, a dire della guerra, ma ci\u00f2 che successe sessantacinque anni fa, non pu\u00f2 essere lasciato nel dimenticatoio.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Purtroppo, resta da fare gli italiani. Come? Quando? Ardua impresa.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\">Con la realizzazione dell\u2019Unione Europea, pensavo che per il principio dei vasi comunicanti, ci fosse un travaso di sani princ\u00ecpi tra le varie nazioni europee, ma ancora non \u00e8 cos\u00ec, speriamo bene.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Da Tessera di Riconoscimento:<br \/>\n<\/span><span class=\"s1\"><br \/>\nRegia Marina<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Scuole C.R.E.M. S.Bartolomeo<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">La Spezia<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Bertuzzi Giovanni<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Matr. 81011<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">(Cl. 1922) appartiene a questo Comando<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">La Spezia, 29\/6\/42 XX\u00b0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align:justify\"><span class=\"s1\"><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\"><span class=\"Apple-converted-space\">Giovanni Bertuzzi<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align:justify\"><strong><span class=\"s1\">Roma, 29 aprile 2008<\/span><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mio racconto \u00e8 uno scritto, quasi un breve memoriale, nel quale mio padre ricorda i tristi giorni della prigionia durante la seconda guerra mondiale&#8230; 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