• Mer. Set 28th, 2022

“Dieci anni di sindacalismo democratico 1950 -1959” di Italo Viglianesi

[…] Illudere la gioventù è colpa grave. Soprattutto quando queste illusioni potrebbero generare disorientamento sociale e sfiducia nella democrazia: quasi ma infatti, il fallimento di una prospettiva malamente additata permette al giovane una pronta capacità di recupero.
Dire quindi che la vita, la carriera e, permettetemi la frase, le <<avventure>> di un sindacalista siano cose piane, facili, divertenti, sarebbe dire una grossa e colpevole bugia. Come tutto ciò che implica una vocazione spontanea, come tutte le attività volte all’adempimento di una missione, etica, politica sociale, il sindacalismo è innanzi tutto rinuncia, sacrificio, umiltà. C’è forse una appartenenza di retorica in questa premessa, ma credetemi, si tratta soltanto di apparenza. Il fascino di una lotta impari, contro un mondo che all’egoismo accumula ogni risorsa economica, ogni influenza politica, ogni sovrastruttura sociale, la consapevolezza di una attività spesso ignorata, quasi mai oggetto di riconoscenza da parte di coloro che ne beneficiano, la coscienza di avere nessun arma al di fuori della bontà della propria causa e dell’istintivo spirito associazionistico dei lavoratori fanno dell’organizzazione sindacale il vero ed attuale <<volontario>> per antonomasia della vita pubblica moderna. Le facili popolarità sono escluse da novero delle sue ambizioni: molto spesso c’è per lui la messa al bando dal consorzio ufficiale della società: sviluppo della carriera e benevolenza dei <<potenti>> sono cose che il sindacalista ignora sin dal momento del suo ingresso nella organizzazione dei lavoratori. Cosa possono offrirvi questi ultimi, già a loro volta succubi di ingiustizie e di vessazioni, se non solidarietà e fiducia, soltanto dunque un sentimento, che fa orgoglio ma che non elimina le cause di una vita dura e difficile?
Con la evoluzione della società moderna è finito il periodo dei pionieri, in tutti i campi. Anche e soprattutto nel campo dei rapporti economico-sociali dove impera ormai il raziocinio scientifico, l’organizzazione burocratizzata, l’appalto ed il dispositivo centralizzati. Oggi il sindacalista, se vuole veramente opporsi con serietà ed efficacia alla naturale controparte, deve farsi economista e sociologo, politico ed organizzatore, filosofo e tecnico. Non è infatti con la dialettica, né con le astrazioni dottrinarie, che è possibile modificare ed incidere con i rapporti di forze che l’economia capitalista instaura tra prestatori d’opera e datori di lavoro. Una azione tenace, quotidiana, sui posti di lavoro, e nei settori confederali, azioni di studio e di ricerca, oltre che il coordinamento organizzativo, si presenta al sindacalismo moderno come indispensabile premessa per continuare con la possibilità di successo il dialogo, quasi sempre polemico, con il mondo patronale.
E’ una cosa difficile, in una società nella quale bisogna fare tutto da sé, svolgere un compito del genere. C’è da tener presente che, per inveterata costumanza e, per cause obiettivamente non certo attribuibili ai lavoratori, cultura, tecnica, esperienza di dirigenti, ecc., sono oggi, in Italia, ad esclusivo servizio del capitale. Più di una volta accade di imbattersi in casi eccezionali forniti da uomini di ampia visuale, i quali si schierano dalla parte degli interessi operai: sono casi sporadici, ostinatamente combattuti dagli ambienti che detengono in Italia ricchezza e potere. E quei tecnici, o questi studiosi vengono automaticamente messi al bando dalle forti alleanze industriali, sino a rischiare di perdere il loro lavoro.
Ecco perché è assolutamente necessario al Sindacato di procurarsi quadri efficienti e competenti: e questo urta contro difficoltà di tutti i generi, non ultime le difficoltà di indole economica.
Un altro aspetto dunque dobbiamo sottolineare: quello della attrazione che il Sindacato esercita, o dovrebbe esercitare sui giovani studiosi, sulle nuove leve della cultura, capaci di recare all’Organizzazione operaia il necessario apporto scientifico, tecnico, teorico, per affiancare e sostanziare le lotte dei lavoratori, le loro richieste, le esigenze della loro condizione umana.
E’ certamente un atto di spontanea scelta: affiancare gli umili nella via del loro riscatto sociale, unirsi a chi è succube di ingiustizia, non è prospettiva ambiziosa né brillante. E’ solamente squisita sensibilità, passione, vocazione. Lo stesso spirito volontaristico che anima dunque il dirigente sindacale, si travasa e si ritrova nel tecnico, nel funzionario sindacale: l’uno e l’altro al servizio di una battaglia di emancipazione, schierati dalla parte di coloro che, come dicevamo prima, nulla possono offrire all’infuori della loro passione, della loro fiducia, della loro solidarietà sociale.
Insomma nell’era dell’energia nucleare e della produzione di massa, il sindacalista è forse l’ultimo romantico di vita associata.
Ma una grande forza morale ed una profonda rispondenza sociale è alla base della sua attività: egli detiene le chiavi di una società in embrione, che si va modellando sulla base della civiltà del lavoro. Sono milioni e milioni di uomini che ogni giorno incidono sulla realtà, gradualmente, ma tenacemente: uno sguardo a ritroso negli anni di questo primo mezzo secolo, basta a renderci conto del grande cammino percorso dal movimento sindacale operaio. I nomi degli artefici di questa ascesa, più importante di tutte le guerre, più clamorosa di tutte le rivoluzioni, ritrovate quasi mai nelle pagine della storia: eppure questi uomini, i calunniati, incompresi, spesso perseguitati sindacalisti hanno mutato con la loro opera di ogni giorno la faccia della società.
E questo è forse il solo, grande premio al loro lavoro: soddisfazione che la storia consacra nelle leggi e negli ordinamenti. E che i sindacalisti tutelano e alimentano, contro ogni ritorno di oscurantismo sociale, contro ogni reazione dei ceti retrivi.
Così è il sindacato: che le cronache dei giornali assai spesso ignorano: ma che vive nel cuore dei lavoratori come la più grande, la più importante, la più forte delle realtà sociali.
Italo Viglianesi Roma, Aprile 1945

[…]

Tratto dal libro “Dieci anni di sindacalismo democratico 1950 -1959” di Italo Viglianesi

Disponibile presso la Biblioteca Nazionale UIL Arturo Chiari

Loredana Pietri

Responsabile della Biblioteca si impegna nella sua conduzione per migliorarne i Servizi

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